Francesco

Francesco

Desidero affrontare ancora il tema della nostra storia, a dir la verità questa materia non mi è mai piaciuta molto, almeno fino a che ho capito che qualcosa non quadrava. Nonostante tanti anni di studio a scuola, mi mancavano dei pezzi di storia moderna (1.400-1800) e allora ho deciso di andare colmare quelle lacune per scoprire cos’era successo in quel periodo.
Internet è un portento, così ho potuto accedere a dei documenti originali ed a delle ricerche che mi hanno permesso di fare la triste scoperta che a scuola mi avevano insegnato un sacco di balle, avevano omesso un sacco di cose che ci riguardavano e interpretate in modo, a dir poco, “creativo” tante altre… veramente facevo fatica a credere ai miei occhi. Ho scoperto che i buchi c’erano prima e anche dopo, in definitiva mi sono reso conto che la storia del popolo Veneto è stata quasi completamente rimossa dai libri di scuola e che oltre tremila anni di storia di questo popolo vengono liquidati in poche righe (quando va bene).
È vero che a scuola non si può studiare tutto, ma almeno la storia del proprio popolo e del proprio territorio dovrebbe far parte dei programmi, tutti gli appartenenti al popolo Veneto avrebbero il diritto di conoscere e studiare il proprio passato, ma a scuola non viene insegnata la storia del nostro popolo, omettendo fatti di importanza fondamentale, enfatizzando dettagli insignificanti, travisando e mistificando gli avvenimenti si può far dire alla storia quello che si vuole. Questo mi ha convinto che la storia non è una realtà dei fatti indiscutibile e inoppugnabile, ma solo l’opinione di chi ce la racconta.
Per questo motivo sono andato a vedere i fatti e le cose che sono accadute veramente e mi son fatto un’opinione completamente diversa da quella che mi avevano “inculcato”, ecco in modo molto sintetico ed estremamente conciso il riassunto di quello che ho scoperto:
Il nostro territorio è abitato fin dal paleolitico, ritrovamenti e testimonianze della nostra civiltà sono numerosi arrivando al neolitico, fino circa all’età del ferro quando avviene una fusione tra abitanti locali e una popolazione indo-europea che arriva nei nostri territori (esistono molte leggende e teorie sull’origine di questo popolo), da questa fusione nasce la grande civiltà Veneta, basata sull’agricoltura e sul commercio, che usa le vie d’acqua per far viaggiare le merci. (per chi volesse approfondire:http://it.wikipedia.org/wiki/Veneti e Nel tempo della dea, Ronchin, Edar).
In questo periodo Este e Padova sono delle grandi città, e, per capirci, mentre Romolo e Remo stanno ancora succhiando il latte dalla lupa, da noi c’è già una grande civiltà. Andando avanti si racconta di alcune influenze celtiche, ma il dato di fatto inoppugnabile è l’alleanza tra Veneti e Romani contro Galli e Celti. Quello che non si trova sui libri di scuola è che quando Brenno mise in scacco Roma i Veneti soccorsero i romani con 10.000 soldati e Brenno si ritirò. In pratica Roma senza l’aiuto dei Veneti sarebbe capitolata, e l’Impero Romano non sarebbe mai esistito, invece l’invincibile alleanza Veneto-Romana diede vita al grande impero e mise le basi di quella che sarebbe stata la cultura europea. Possiamo dire di essere stati determinanti nello scrivere e decidere la storia del mondo.
Sui tanti testi scolastici si racconta che i Veneti sarebbero stati invasi o addirittura sottomessi ai romani, ma questa è solo una grande balla, i Veneti nel primo secolo A.C. adottarono il latino come lingua abbandonando il venetico, anche questo viene interpretato da tanti storici come un segno di sottomissione o addirittura di assimilazione alla cultura romana, ma non si tiene conto, invece che quella cultura è la risultante delle culture del periodo, non imposta, ma condivisa. Così, come ora, tutto il mondo va allo stadio per vedere le partite allora si andava nelle arene per vedere i “giochi” dei gladiatori. È ovvio inoltre che in quel periodo non fosse possibile avere il multilinguismo e pertanto adottare una lingua unica era una necessità, ma adottare una lingua non significa necessariamente sottomissione o assimilazione.

 

Infatti al tempo di Augusto il popolo Veneto è organizzato nella X regio della Venetia et Histria e questo esclude ogni tipo di assimilazione, le legioni venete erano le “teste di cuoio” del periodo impiegate nei casi più difficili proprio per le loro capacità.
Quello che non bisogna fare, in puro stile di propaganda neofascista, è paragonare la Roma di allora con la Roma di oggi e, peggio ancora, paragonare l’Impero Romano di allora con l’Italia di oggi (mi astengo da ogni commento per non diventare scurrile…), se proprio vogliamo fare delle similitudini, si potrebbe dire che la Roma di allora è paragonabile alla Brussel di oggi, e il dominio di allora all’Europa di oggi. Da questo si desume che così come allora il Popolo Veneto era organizzato in una “regio” dell’Impero Romano adesso dovrebbe essere in uno stato indipendente dell’Unione Europea.
Poi, con la fine dell’impero Romano e le invasioni barbariche non fu un gran periodo, ma, se vogliamo trovare dei punti positivi, la fuga della popolazione nella laguna determinò la nascita di Venezia, che ricordiamolo, non fu mai invasa.
Dopo il caos determinato da queste invasioni abbiamo l’età dei comuni dove i principi germanici governano sulla popolazione e sulle città venete. Nelle terre venete si trovano particolarmente bene visto che Verona, per un certo periodo, diventa capitale. C’è da dire che, se i barbari hanno conquistato il nostro territorio, la nostra cultura ha conquistato loro, infatti noi non siamo diventati barbari, ma loro sono diventati veneti, così nemmeno questa volta siamo stati assimilati o cancellati.
Intanto Venezia prosperava all’interno dell’impero Bizantino (Impero Romano d’oriente) fino ad affrancarsi e diventare indipendente. Con il commercio Venezia diventa molto ricca ed inizia ad espandersi sia verso il mare (Stato da Mar) che verso la terra ferma (Stato de Tera), liberando le città venete.
Le città si donano alla Serenissima una dopo l’altra, sia per convenienza, ma certamente col favore delle  popolazioni Venete, così intorno al 1.400 il popolo Veneto torna unito nella Veneta Serenissima Repubblica.
Il popolo Veneto (come sempre quando si ritrova unito) conosce un momento molto felice e di prosperità, la nostra repubblica era all’avanguardia rispetto al resto d’Europa, dove c’erano ancora monarchie più o meno illuminate. È vero che la repubblica era oligarchica, ma bisogna tener conto del periodo, grande autonomia amministrativa era concessa ai territori, inoltre quando nel resto d’Europa si bruciavano ancora le streghe e gli eretici, da noi c’era il rispetto e il rifiorire dell’arte, della scienza, delle culture e del commercio, la nostra Repubblica faceva da rifugio ed accoglieva artisti e scienziati provenienti da tutta Europa.
La Repubblica Veneta rivestiva un ruolo centrale in Europa, si dice perfino che la lingua Veneta era quella più usata negli scambi commerciali, fondamentale e decisivo anche il nostro apporto nella battaglia di Lepanto per fermare l’avanzata turca, senza di noi probabilmente l’Europa adesso sarebbe in buona parte islamica, possiamo dire senza peccare di presunzione che, per la seconda volta, siamo stati determinanti per le sorti del nostro continente e forse del mondo intero…
Verso la fine del ‘700 una crisi economica investì gran parte dell’Europa ed anche la Repubblica Veneta vi si trovò coinvolta, da tempo in difficoltà per gli ostacoli sorti nel commercio con l’oriente dovuti all’espansione ottomana e alla concorrenza delle grandi potenze europee. In Francia questa crisi sfociò nella rivoluzione e nuovi ideali di libertà e democrazia cominciarono a diffondersi per l’Europa.
La Francia rivoluzionaria decise di esportare la propria rivoluzione al resto d’Europa decidendo di invadere i paesi cosiddetti contro rivoluzionari, i giovani generali e l’esercito fortemente motivato ottenne grandi vittorie, ma noi sappiamo che la guerra è usata spesso come antidoto per le crisi economiche e probabilmente fu così anche in questo caso.
Così il generale Napoleone fu mandato ad invadere la pianura padana, i governanti Veneti, forse pensando di fare la “furbata” del secolo, si dichiararono neutrali credendo così di evitare la guerra e l’invasione. I Veneti in genere sono molto aperti all’innovazione e all’internazionalizzazione, la Repubblica Veneta era molto avanzata rispetto al resto d’Europa e probabilmente pensavano che qualche piccola riforma, tipo l’allargamento della base elettorale potesse bastare, ma sicuramente anche molti traditori della repubblica ordivano e tramavano segretamente per dare seguito ai principi della rivoluzione francese o forse erano più preoccupati a difendere i propri averi che il bene comune.
Il ragionamento che portò al pacifismo estremo della repubblica, oltre a denotare un’ingenuità (per non dire di peggio) spaventosa, era chiaramente un suicidio, perché le armate napoleoniche venivano pagate con le razzie compiute sui territori invasi, pertanto una volta concesso loro il permesso di attraversare le terre venete era evidente che era inevitabile subire le depredazioni che servivano per il loro sostentamento.
Ovviamente Napoleone violando i patti e il diritto internazionale, non rispettò la neutralità della Repubblica Veneta e una volta arrivato sul territorio con le proprie truppe l’obbligò alla resa.
C’è da dire che il Maggior Consiglio del 12 maggio 1797 che decretò il passaggio del poteri alla Municipalità Provvisoria non aveva il numero legale per prendere quella decisione, e che quella decisione presa con spari in atto e con i votanti terrorizzati non può essere considerata valida, ma sicuramente qualche traditore tramava da tempo nell’ombra per ottenere questo scopo. Il popolo insorse contro questa decisione e fu preso letteralmente a cannonate ( per approfondire con documenti originali:http://www.veneziadoc.net/Storia-di-Venezia/Antonio-Margarini.php).
Una volta al potere i francesi depredarono tutto quello che poterono, dalle casse dello stato alle opere d’arte, dalle chiese ai monasteri la quantità di ricchezze portate in Francia furono inestimabili.
Alla fine i poveri allocchi dei traditori veneti che un po’ speravano di avere un po’ più di potere e un po’ speravano in Libertè, Egalitè e Fraternite si ritrovarono depredati e con il re al posto della repubblica.
In quel periodo tantissime furono le insurrezioni popolari contro l’invasione Napoleonica, tutte represse nel sangue che va sulle coscienze dei nostri connazionali traditori (per chi volesse approfondire:http://www.ettorebeggiato.org/index.php?option=com_content&view=article&id=91&Itemid=121 ).
Il 17 ottobre 1797 col trattato di Campoformio viene decisa la fine della Repubblica Veneta con la spartizione delle terre Venete tra Austria e Francia, ovviamente questo trattato è illegittimo e illegale perché non si può decretare la fine di uno stato in questo modo, in pratica si sono spartiti delle terre che non erano sue.
Dopo il periodo Francese, a fasi alterne, passammo sotto dominazione austriaca, occorre specificare che i Veneti in quel periodo non divennero ne francesi ne austriaci, ma cambiarono solamente dominatore.
Da circa la metà dell‘800, iniziò la campagna espansionista del regno del Piemonte che diede vita nel 1861 al regno d’Italia, le terre Venete ancora sotto dominazione austriaca facevano gola al neonato stato che si accordò con la Prussia per fare guerra all’Austria, il compito dell’Italia era quello di impegnare le truppe austriache a sud in modo che i Prussiani potessero sconfiggerli sul proprio fronte.
I Veneti in quel periodo facevano il servizio di leva nell’esercito austriaco e la marina Veneta era passata in blocco con quella austriaca, i soldati Veneti si batterono come leoni sconfiggendo le truppe italiane sia per mare a Lissa che per terra a Custoza, a Lissa fu proprio un equipaggio Veneto a speronare e ad affondare l’ammiraglia italiana, i soldati Veneti ottennero molte decorazioni militari per il valore dimostrato in battaglia, molti di quelli fatti prigionieri morirono di stenti nelle carceri italiane.
Nonostante le perdite, in virtù dell’accordo con la Prussia, l’Italia ottenne le terre Venete, probabilmente più di qualche Veneto pensò di tornare libero, ma dovette ben presto ricredersi.
L’Austria in virtù delle sue vittorie contro gli italiani pretese che le terre Venete tornassero indipendenti e che fosse fatto un plebiscito per finire sotto l’Italia, la Francia doveva fare da garante, anche questa volta la Francia non rispettò i patti e permise all’esercito italiano di entrare nelle terre Venete due giorni prima del referendum e la votazione fu una vera truffa si svolse in modo palese su seggi presidiati dall’esercito, per chi volesse approfondire:http://www.lindipendenza.com/truffa-beggiato/
I Veneti passarono dalla dominazione austriaca a quella italiana, che continuò, così come l’Austria a cancellare identità, cultura, usi, costumi e tradizioni Venete, aumentò la burocrazia in maniera incredibile al punto da far pentire gli stessi fautori della sottomissione all’Italia, aumentò le tasse mettendo la famosa tassa sul macinato che affamò ulteriormente le famiglie Venete. Pensate a che razza di crisi dovettero affrontare i nostri bisnonni: tutte le nostre ricchezze depredate, con la perdita dell’indipendenza tutte le ambasciate Venete furono chiuse e contemporaneamente si perse la possibilità di commercio con l’estero che era la base principale della nostra economia, c’erano vaste aree demaniali che erano fonte di sostentamento per le famiglie, specie quelle più povere, e queste vennero privatizzate, venne tassata perfino la farina! Con l’avvento della dominazione italiana comincia un periodo di miseria nera che fece migrare in varie ondate almeno la metà dei Veneti. Occorre specificare che, come quando siamo passati sotto dominazione francese e austriaca non siamo diventati ne francesi ne austriaci, ma siamo rimasti veneti, così ora che passiamo sotto dominazione italiana, non diventiamo italiani, ma rimaniamo veneti come da tremila anni a questa parte.
Con la dominazione italiana, oltre alla miseria nera, arrivarono altri “regali” come la prima guerra mondiale, combattuta quasi interamente sul nostro territorio e contro i nostri amici austriaci, poi arrivò il ventennio fascista con le leggi razziali, che ci portò alla seconda guerra mondiale. Ancora sangue, miseria e distruzione, ma non solo, come conseguenza della perdita della seconda guerra mondiale lo stato italiano perse l’Istria e la Dalmazia dove ci fu una spietata pulizia etnica e l’uccisione di una moltitudine di nostri connazionali Veneti (foibe) da parte dell’esercito Jugoslavo.
Noi Veneti avevamo convissuto con i Croati per secoli, molti di loro si erano arruolati nell’esercito della Serenissima ed erano fieri ed orgogliosi di servire la Repubblica Veneta, sono bastati pochi anni di dominazione italiana fascista per rovinare secoli di convivenza e creare i presupposti d’odio che hanno portato alle stragi e alla pulizia etnica di quel periodo.
Da ricordare il De Gasperi che, nonostante fosse Trentino/Veneto, (perché i trentini, checché se ne dica, sono veneti) pensò solo all’autonomia della sua Trento, condannando definitivamente Istria e Dalmazia alla dominazione Jugoslava prima e Croata poi, oltre a lasciare impunite stragi e pulizia etnica.
Così come nel ventennio fascista, anche dopo la guerra, lo stato italiano, sebbene diventato repubblica, continua a perpetuare una metodica, diabolica, criminale cancellazione di identità, storia, cultura, usi, costumi e tradizioni del popolo veneto, per creare una identità artificiale italiana imposta che non ci appartiene.
Molti tentano di giustificare questo con i morti che ci sono stati, ma i morti e le sofferenze non ci sono state per fare lo stato italiano, ma per colpa di quello stato che ha scatenato una miriade di guerre inutili, anzi scellerate e dannose, che, oltre a miseria, distruzione e morte hanno causato immani sofferenze ai veneti, agli italiani e al mondo intero!
Ancora adesso con le sue ruberie, la sua corruzione, i suoi crimini, i suoi sprechi e le sue inefficienze ci sta riportando indietro verso la miseria ricominciando una storia già vista.

 

La nostra vita è piena di preconcetti, conosciamo una nuova persona e subito, a prima vista, ci facciamo un’idea su di lui o su di lei, ma non ci limitiamo a questo, spesso facciamo molta fatica a cambiare opinione, anche quando ci rendiamo conto di aver proprio sbagliato giudizio.
Sfruttando questa nostra propensione al pregiudizio, ci sono alcuni preconcetti che ci vengono abilmente inculcati senza che ce ne rendiamo pienamente conto, così ci ritroviamo a condividere e dare per scontate alcune idee e alcune opinioni che sono, invece molto lontane dalla realtà. Giornali e TV sono maestri nel creare questo tipo di “pensiero comune” che serve per “demonizzare” alcune correnti di pensiero non gradite al regime.
Cosa vuol dire “demonizzare”? Significa rendere assolutamente disdicevole e inaccettabile qualcosa a tal punto da impedirne la valutazione, in pratica “demonizzando” si impedisce il giudizio su una data cosa perché la si scarta priori, in altre parole si ottiene il rifiuto di un’idea senza che questa venga opportunamente valutata.
Più l’idea è giusta, più l’idea è efficace, più l’idea è reale, più l’idea è pericolosa per il regime, più deve essere demonizzata, cioè il sistema deve impedire che i cittadini la prendano in considerazione; devono far sì che il cittadino la rifiuti senza fare le proprie valutazioni, perché sanno bene che se il cittadino comincia ad analizzarla non potrà che condividerla e farla sua! In questo caso con la “demonizzazione” si ottiene il rifiuto a priori, di fatto impedendo la libertà di giudizio e la libertà di opinione.
Per chi ha il controllo dei mezzi d’informazione è molto semplice demonizzare un’idea, mettendo in una certa luce alcuni fatti, dando risalto ad alcuni aspetti, mistificando alcune verità, deridendo alcune cose con una frecciatina di qua e una battutina di la, così senza sapere il perché ci ritroviamo tutti a dare per scontati pregiudizi e preconcetti su idee e persone arrivando a capovolgere completamente la realtà delle cose.
Adesso stiamo tutti pensando che questo succede solo agli altri, perché noi non sbagliamo mai e quando abbiamo conosciuto una persona da due minuti abbiamo già capito tutto, ma purtroppo o per fortuna non è così; purtroppo tutti noi siamo vittime dei nostri pregiudizi e dell’informazione o meglio della disinformazione che ci viene inculcata.
Difficile da credere? Passiamo agli esempi! Analizzerò preconcetti, pregiudizi e luoghi comuni che riguardano l’indipendentismo Veneto cercando, come il solito la dimostrazione dei fatti più che l’esposizione di opinioni.
Razzisti! Questo è il padre di tutti i pregiudizi, non ho capito bene come si è sviluppato, di certo è stato il primo, probabilmente anche favorito da certe prese di posizione di un certo movimento che di indipendentista ha solo le parole, ad ogni modo non si capisce perché una persona o un movimento che chiede la libertà per la propria terra dovrebbe essere razzista. Ma andiamo a vedere cosa chiedono questi indipendentisti: vogliono esercitare il diritto di autodeterminazione dei popoli così come previsto dalla Carta dei Diritti dell’Uomo dell’ONU, ma se questi rivendicano un diritto della carta dei diritti umani significa che sono umanitari e non certo razzisti! Ecco che abbiamo scoperto che un indipendentista non solo non è razzista, ma addirittura umanitario, ma allora chi sono quelli che negano i diritti della Carta dei Diritti dell’Uomo? Ovviamente razzisti e nazisti! Ecco che abbiamo scoperto che i veri razzisti e nazisti sono proprio quelli che negano il diritto all’autodeterminazione e all’indipendenza di un popolo!
Egoisti! Perché non vogliono dividere i loro soldi con chi è più povero… ma è proprio così? No, non è così, perché non si tratta di dividere soldi, ma di farseli gestire (rubare) da altri. Il governo italiano vuole i soldi per gestirli e decidere a chi darli, ma anche qui il patto internazionale dei diritti civili e politici parla chiaro: “… tutti i popoli possono disporre liberamente delle proprie ricchezze e delle proprie risorse naturali.”, ma se noi chiediamo di farlo siamo egoisti. Sarebbe come definire egoista uno schiavo che vuole la propria libertà o che vuole essere pagato per il proprio lavoro… oppure sarebbe come definire egoista uno che non vuole farsi derubare: è evidente che l’egoismo è un’altra cosa. prendere i soldi a qualcuno senza il suo consenso si chiama proprio rubare o rapinare se uso la forza per farlo. Ma quanti di questi soldi vengono spesi nel territorio Veneto? Solo una parte, tantissimi denari non tornano più... il fenomeno di uno stato che si appropria delle risorse economiche di un popolo per usarle per i propri fini si chiama colonialismo. Ma come vengono spesi i soldi prelevati al popolo Veneto? Vengono sperperati nei sprechi, nelle inefficienze e nelle ruberie dello stato italiano, mentre i Veneti vorrebbero vederli spesi bene nel proprio territorio per avere servizi sociali efficienti e infrastrutture adeguate senza sprechi… ma Infatti questo significa previdenza, lungimiranza, oculatezza ed economia. Adesso ci siamo resi conto che gli indipendentisti non solo non sono egoisti, ma addirittura previdenti, lungimiranti, oculati ed economici! Ma allora chi sostiene il sistema italiano com’è? Abbiamo appena dimostrato che è egoista, ladro e colonialista! Ecco che abbiamo scoperto che i veri egoisti, ladri e colonialisti sono proprio quelli che portano via le risorse al popolo Veneto!

 

Reazionari, retrogradi, anacronistici! Ma come si fa a pensare a un Veneto indipendente nel mondo globalizzato del terzo millennio? Se non fosse una cosa tragica questo sarebbe il più comico dei pregiudizi. Ma il Veneto indipendente sarebbe veramente una regressione? Pensiamo a un prigioniero che torna libero è una regressione o una conquista? Conquistare la libertà non può mai essere anacronistico, retrogrado o reazionario specialmente per un popolo. Ma andiamo a vedere cosa sostengono quelli che muovono queste critiche: lo stato italiano! Uno stato ottocentesco che non è strutturato per affrontare in modo competitivo il nuovo mondo globalizzato. Questa tipologia di stati nati sul modello post rivoluzionario francese, sono quelli che hanno scatenato una marea di guerre proprio per la loro natura, troppo grandi per avere una corretta e efficiente gestione interna e troppo piccoli per consentire un buon sviluppo del commercio e dell’economia, per questo hanno cercato di espandersi con le colonie e con le guerre. Capito questo, per evitare nuove guerre e consentire il libero commercio, si è dato il via alla globalizzazione, ma questi vecchi stati ottocenteschi, non sono strutturati per essere competitivi in questo nuovo scenario globale, troppo costosi, troppo inefficienti e troppo lontani dalla gente, anche quando funzionano, figuriamoci quando sono allo sfascio, corrotti e irriformabili come quello italiano.Le riforme proposte finora tagliano pezzi di democrazia (senato, province, comuni), non toccano i magna magna e accentrano poteri in puro stile totalitario, questo è essere reazionari, retrogradi e anacronistici! Continuare con l’accanimento terapeutico per far tirare avanti questi zombie istituzionali di stati ottocenteschi è il vero anacronismo!! Ora andiamo a vedere cosa vogliono gli indipendentisti veneti. Uno stato che salvaguardi la propria identità e cultura, uno stato efficiente e leggero, competitivo nel mondo globale, promotore delle libertà, del commercio, dell’industria, della cultura, del rispetto, ecc. ecc.… è anacronistico questo? O invece è futuro, è progresso….è un sogno? Ecco che abbiano dimostrato che gli indipendentisti veneti non solo non sono reazionari, retrogradi e anacronistici, ma addirittura sono proiettati verso il futuro, progressisti e sognatori di un mondo migliore! Ma abbiamo capito anche che i veri reazionari, retrogradi e anacronistici sono proprio i matusalemme incartapecoriti che sostengono i vecchi stati ottocenteschi come l’Italia.

 

Separatisti, divisori, secessionisti! Tanti pensano che su questo punto non ci sia nulla da eccepire, è talmente evidente la cosa che tanti indipendentisti cadono in questo luogo comune, ma siamo sicuri che è proprio così? Cosa dovrebbero dividere questi indipendentisti veneti? Il popolo Veneto? Certamente no, lo vogliono addirittura riunire! Il popolo italiano? Nemmeno, visto che parlano solo e unicamente di popolo Veneto e non di quello italiano. E allora? Gli indipendentisti vogliono l’autogoverno del popolo Veneto perché ora il popolo Veneto è governato dallo stato italiano, uno stato che preleva risorse e che le usa per i propri scopi ritornandone solo una misera parte sul territorio, uno stato che da quando governa le terre venete cerca di eliminare identità, cultura, storia, usi, costumi e tradizioni del popolo veneto e gli indipendentisti vogliono liberarsi da questa dominazione, anche perché, è bene ricordarlo, questo stato è così marcio da non applicare nemmeno la propria costituzione che prevedrebbe ampi poteri per le regioni! Ecco che abbiamo scoperto che gli indipendentisti Veneti non vogliono dividere nulla, ma semplicemente liberarsi dalla dominazione di uno stato che non gli appartiene, che usa le terre Venete come una colonia, pertanto non sono e non possono essere separatisti, divisori e secessionisti, ma sono solo liberatori! Questa non è una differenza da poco o solo una precisazione, ma una sostanziale differenza… tra separare e liberare c’è di mezzo il mare! Se uno stato governa su un popolo e il popolo si affranca non avviene una separazione, ma una liberazione! Se dei rapitori catturano un ostaggio noi andiamo a liberalo non a separarlo dai sequestratori, allo stesso modo il popolo Veneto si deve liberare dalla dominazione italiana e non si deve separare da niente e nessuno, anzi deve ritrovale la propria unità! Infatti chi governando un popolo depreda le loro risorse e cancella la loro identità e cultura è un oppressore.

 

Ignoranti e rozzi. Anche questo pregiudizio è molto diffuso. Sarà forse perché le TV alle manifestazioni spesso riprendono i personaggi più pittoreschi oppure perché gli indipendentisti parlano veneto, fatto sta che tanti si fanno questa idea, ma siamo sicuri che sia proprio così? Visto il livello di scolarizzazione medio si può dare per scontato che l’italiano più o meno bene lo sanno parlare tutti, pertanto parlare veneto, cioè conoscere una lingua in più non può essere considerato un segno di ignoranza. A questo aggiungiamo che un indipendentista Veneto, mediamente, conosce molto bene storia e cultura veneta pertanto definirlo ignorante pare, quanto meno fuori luogo. A differenza dei veneti che non sono indipendentisti che, con le dovute eccezioni che confermano la regola, non conoscono la propria vera storia, non conoscono la propria cultura, l’identità, gli usi e i costumi del nostro popolo… ma se non conoscono significa che ignorano… e colui che ignora si chiama ignorante (nel senso letterale del termine). Ecco che abbiamo scoperto che i veri ignoranti sono proprio tra quei veneti che non sono indipendentisti, mentre spesso gli indipendentisti hanno un buon bagaglio culturale, almeno per quello che riguarda il proprio popolo e la propria terra.
In pratica ci siamo resi conto che il regime dipinge gli indipendentisti più o meno così: razzisti, egoisti, reazionari, retrogradi, anacronistici, separatisti, divisori, secessionisti, ignoranti e rozzi… invece abbiamo constatato attraverso un’analisi dei fatti concreti, con le debite eccezioni che confermano la regola, che sono umanitari, previdenti, lungimiranti, oculati, economici, proiettati verso il futuro, progressisti, sognatori, liberatori e colti… non solo, ma ci siamo anche resi conto che chi si oppone all’indipendenza di un popolo è razzista, nazista, egoista, ladro, colonialista, reazionario, retrogrado, anacronistico, oppressore e ignorante.
E tu da che parte stai?



 
 
La Corte Costituzionale italiana con sentenza n 1 del 13.01.2014, ha dichiarato incostituzionale la legge elettorale chiamata “porcellum”, sì proprio quella con cui è stato eletto il parlamento in carica.

 

Cosa ha comportato questo e che conseguenze ha avuto la sentenza? Niente! Nonostante sia passato quasi un anno non è successo assolutamente nulla. Il parlamento italiano, anche se eletto con una legge incostituzionale, è rimasto in carica ed ha continuato il suo lavoro come se nulla fosse accaduto.
Questo è stato possibile perché la sentenza non ha effetto retroattivo, ma, a parte la legittimità formale, che non mettiamo in dubbio, lo possiamo considerare legittimo dal punto di vista sostanziale, morale e politico?
Assolutamente no! Pensiamoci sopra…. ci troviamo di fronte a una camera e ad un senato che sono stati eletti con una legge incostituzionale, cioè illegittima perché non rispettosa della costituzione italiana. Mi chiedo, ma da una legge elettorale di questo tipo, cioè illegittima, perché non garantisce i principi costituzionali, può uscire un parlamento legittimo? Ovviamente no,perché non vengono rappresentati correttamente, degnamente e legalmente gli elettori!

Ma a questo punto cosa si sarebbe dovuto fare? Se ci fossimo trovati in un paese con un minimo di senso della legalità, oltre all’incredibile putiferio e conseguente caduta di teste, il parlamento si sarebbe limitato a gestire le emergenze nel tempo strettamente necessario ad andare a nuove elezioni. E la nuova legge elettorale? Se un parlamento è eletto con una legge incostituzionale ovviamente non è legittimato nemmeno a fare una nuova legge elettorale.
Invece da noi cosa è successo? Non solo non si sono limitati all’emergenze, ma hanno continuato a legiferare come se nulla fosse accaduto, non solo hanno fatto le leggi ordinarie, ma hanno dato il via a riforme strutturali come la giustizia civile, l’eliminazione delle provincie, la riforma del lavoro, quella delle pensioni, ecc. ecc., non solo, ma tra le riforme strutturali vogliono riformare anche la legge elettorale, non solo, ma stanno riformando anche la costituzione dando una svolta autoritaria, accentratrice che limita fortemente le garanzie democratiche…

 

E gli organi di controllo come Corte Costituzionale o Capo dello Stato? Tacciono o addirittura spronano ad andare avanti così! Ci rendiamo conto del livello di marciume istituzionale a cui ci troviamo di fronte? Il marciume istituzionale si ha quando un alto organo dello stato, nell’esercizio delle proprie funzioni, ignora o addirittura non rispetta i minimi principi di legalità. Ma questo come può succedere? L’unica ipotesi plausibile è che l’abitudine a violare e non rispettare le norme sia talmente consolidata e diffusa che oramai più nessuno ci fa caso… incredibile…
Ma, qualcuno potrebbe obiettare, se si andasse a votare con la legge che ha detto la Corte Costituzionale, ci sarebbe un rischio di ingovernabilità… e allora per un ipotetico rischio continuiamo a violare la costituzione e continuiamo con l’illegalità? Ma adesso non stanno governando dalla destra alla sinistra tutti assieme? E allora di che rischio stiamo parlando? Forse perché col sistema proporzionale verrebbero rappresentati al meglio i cittadini? Forse perché ci sarebbe un parlamento veramente legittimato a fare le riforme? È forse questo il vero rischio di cui stiamo parlando? Parrebbe di si….
Adesso che abbiamo capito il livello di marciume in cui ci troviamo, andiamo a vedere, nel merito, alcuni aspetti della riforma costituzionale in atto. 
La Costituzione Italiana è stata profondamente modificata nel 2001, tanto da parlare di seconda repubblica, quella riforma, che potremo chiamare epocale, ha trasformato lo stato italiano in uno stato federale ponendo sullo stesso livello stato e regioni (art.114 e art.117). Le regioni prima erano semplicemente degli enti amministrativi dello stato e dal 2001 sono diventate enti autonomi con potestà legislativa su un certo numero di materie, non solo, ma hanno anche autonomia finanziaria di entrata e spesa (art.119). Ebbene tutto questo, in vigore dal 2001, non è stato mai applicato, le materie di competenza regionale mai devolute e l’autonomia finanziaria mai attuata. Non solo, ma ogni volta che una regione “ha osato” ricorrere alla corte costituzionale italiana per veder riconosciute le proprie competenze costituzionali, ecco che regolarmente ha ricevuto sonore bastonate nei denti con motivazioni spesso fantasiose e creative.
 
Adesso adducendo come scusa che queste norme hanno ingolfato la corte costituzionale di ricorsi si vuole tornare indietro. La verità è che la norma è sufficientemente chiara, ma non si vuole assegnare alle regioni le competenze previste dalla costituzione. Così vediamo, per esempio, che nonostante l’agricoltura sia una materia di esclusiva competenza regionale, il ministero statale sia ancora lì, lo stesso per le pari opportunità, altra materia di esclusiva competenza regionale che invece viene gestita da un ministro dello stato italiano. Non solo, ma anche diautonomia finanziaria non si vede traccia.
Questo per capire il livello di marciume istituzionale in cui si trova lo stato italiano: la Costituzione in vigore oramai da quasi 14 anni è quasi completamente ignorata e inapplicata!
È vero che quella riforma ha assegnato poche materie alle regioni, ma è altrettanto vero che non si vuole nemmeno dargli quel poco! In questo momento c’è un attacco concentrico da parte di magistratura ordinaria, magistratura contabile e governo italiano per togliere alle regioni quei poteri che non gli sono mai stati attribuiti!
Non so quale regia oscura stia portando a termine questo disegno, ma so che continuando così le libertà democratiche sono fortemente a rischio, non solo, ma le riforme approvate dal questo parlamento, ci fanno regredire perché vanno nella direzione esattamente contraria all'interesse e al rispetto dei cittadini, ricordiamo che il sistema elettorale maggioritario con premio di maggioranza è stato quello che ha permesso a Mussolini di prendere il potere, se poi aggiungiamo la mancanza di preferenze e l’abolizione del senato … abbiamo capito subito dove si vuole arrivare…
Qualcuno penserà che non è vero e che invece i governanti dello stato italiano sono pieni di buone intenzioni, ma io dico che, considerato il livello di marciume istituzionale, non credo alle buone intenzioni, ma anche ammesso che si siano buone intenzioni da parte di qualcuno, ricordiamo che le strade che portano all'inferno sono lastricate di buone intenzioni e i provvedimenti che stanno prendendo parlano da soli.
Adesso che lo stato italiano non può più permettersi sia il “magna magna” che la democrazia … quale delle due cose vuole eliminare? Ovviamente la seconda…. ma noi non lo dobbiamo permettere.
Unica via di salvezza per il popolo Veneto è di far valere con forza il diritto all'autodeterminazione in modo da tornare liberi in uno stato nostro veramente democratico, sovrano e indipendente…
Dobbiamo anche fare in fretta perché la prospettiva di subire un altro ventennio di dittatura italiana di stampo nazional-socialista mi spaventa molto…

 

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