Francesco

Francesco

Adesso sappiamo che la salvezza e la libertà del Popolo Veneto è il grande ideale che ci spinge, ideale che sarà realizzato solo con la piena indipendenza e sovranità del nostro popolo! Abbiamo capito anche che per raggiungere il nostro obiettivo è indispensabile avere un progetto con un preciso piano d’azioni.

Ma per sviluppare il progetto è necessario prima decidere il metodo che intendiamo usare per raggiungere l’obiettivo, perché, ovviamente, il progetto sarà diverso a seconda del metodo scelto.

Noi abbiamo scelto il metodo democratico e non violento… Perché? Perché è il più facile e il più efficace! Quello che può dare i migliori risultati nel più breve tempo possibile col minor dispendio di energie.

Andiamo a vedere in dettaglio i vantaggi di usare questo metodo:

·           Visto che ci sono molte leggi a livello mondiale, europeo e italiano che tutelano, difendono e, garantiscono i nostri diritti individuali e di popolo, cominciamo a chiedere quanto ci spetta! È assurdo avventurarsi in strane iniziative se prima non si è preteso con forza il rispetto di queste leggi! Sarebbe come un sindacato dei lavoratori indicesse un sciopero prima ancora di avanzare le proprie istanze. Prima si chiede e poi, se non ti ascoltano, allora si protesta. Cosa ovvia starete pensando… talmente ovvia che ancora nessuno l’ha fatta.

·           È il sistema più facile! Addirittura ti finanziano per portare avanti i tuoi diritti; infatti sono previsti contributi sia a livello italiano, europeo e mondiale per i popoli e i loro rappresentanti che lottano per i propri diritti. Perché ai Rom e ai Sinti sì ed ai Veneti no? Forse loro li chiedono e noi no? Forse abbiamo bisogno di più rappresentanti politici o di un piano d’azioni? Forse, ma comunque ci sono contributi per iniziative identitarie, culturali, storiche e politiche a cui si può attingere usando bene il sistema democratico.

·           È il sistema più efficace! Dall’interno è molto più facile cambiare le cose, come i virus informatici che entrano nei computer e ne prendono il controllo, allo stesso modo il sistema democratico è solo dall’interno che ti permette di agire. Dall’esterno scatta la repressione o il conflitto. Da posizioni di potere è sempre più efficace agire che non da semplici cittadini: facciamole nostre!

·           È il sistema più sicuro! Considerata la quantità di risorse che un ordine costituito ha a disposizione per far rispettare le proprie regole, diventa veramente autolesionista pensare di andarci contro dall’esterno. Pensiamo a esercito, polizia, guardia di finanza, servizi segreti e magistratura pronti a colpire chi viola le regole, mentre sono, o ,almeno dovrebbero essere, al servizio di chi le rispetta. È come doversi confrontare e scontrare con un energumeno: mai ritrovarsi da soli in un vicolo buio, o peggio ancora attaccar briga, perché in quel caso avremo la peggio e andrà a finir male, meglio farlo, piuttosto, in dibattiti pubblici, di fronte a molta gente dove anche lui deve rispettare le regole e mai dargli occasione di usare la forza, perché altrimenti saranno dolori. Allo stesso modo dovendo affrontare un avversario che ha molti più mezzi di noi è meglio scontrarsi sul campo dove noi siamo più forti, visto che le leggi ci danno ampiamente ragione. È come avere una formula uno che è fortissima finché rimane in pista, ma appena esce dal tracciato si trova bloccata nella terra, allo stesso modo noi finché rimaniamo nelle regole siamo i più forti e al sicuro, ma basta dargli anche solo una scusa che scatterà subito la repressione.

Abbiamo capito le pesanti motivazioni che ci hanno indotto a scegliere questo metodo, dopo aver letto queste spiegazioni penso che non rimanga spazio per considerare altri metodi molto più rischiosi e molto meno efficaci, almeno nella situazione attuale. Chi propone azioni rischiose o eclatanti o peggio violente può essere solo un ingenuo o uno mandato dal regime che non aspetta altro che avere una scusa per reprimere le nostre giuste istanze. È chiaro che la sfida non sarà facile e sappiamo bene che nelle nostre partite dovremo lottare anche contro gli arbitri, sappiamo anche che molti giudici e politici sono condizionati da poteri oscuri che sono contro la libertà delle persone e dei popoli, ma sappiamo di essere nel giusto e di percorrere l’unica strada che ci porterà verso la libertà.

Adesso non ci rimane che stendere il piano d’azioni per capire come raggiungere il nostro obiettivo e arrivare presto all’agognata libertà.

 

Francesco Falezza

Profughi?

21 Giugno 2013
Published in Idee
Da tempo nel mediterraneo c’è il problema dei migranti che tentano la traversata per raggiungere le coste italiane, questo ha comportato il susseguirsi di un gran numero di naufragi che hanno provocato moltissimi morti.
Cosa ha fatto lo stato italiano? Ha attivato l’operazione “Mare Nostrum”, una specie di

soccorso marino che andava a prelevare i migranti, anche in acque internazionali, non per riportarli dove erano partiti, ma per portarli a destinazione, distribuendoli su tutto il territorio italiano.

Il risultato? Ovviamente si è sparsa la voce e le traversate si sono moltiplicate, con la conseguenza che il fenomeno si è ingigantito e questo ha comportato che il numero delle disgrazie è aumentato a dismisura provocando migliaia di morti, il numero esatto non lo conosce nessuno, ma sicuramente sono molti di più di quello che ci raccontano.
Sicuramente le mafie che lucrano sulla tratta di esseri umani hanno fatto e stanno facendo affari d’oro, perché ognuno di questi partenti paga cifre da crociera per farsi trasportare su pericolosissime carrette del mare; infatti gli intervistati hanno ammesso di aver pagato delle grosse cifre per la traversata.
Mi chiedo, ma se questi fossero veramente i profughi che ci raccontano … dove trovano tutti i soldi per pagarsi il viaggio? Come può essere che uno si sveglia la mattina e decide di attraversare il deserto e poi il mare se non c’è qualcuno che lo convince e che gli organizza il viaggio? Ho l’impressione che i profughi, quelli veri, rimangano accampati nelle vicinanze dei loro luoghi e solo quelli che hanno disponibilità economiche si avventurano alla ricerca dell’Eldorado europeo.
Sono convinto che la maggior parte sia mossa dal desiderio di trovare benessere e di migliorare le proprie condizioni di vita e, per questo, siano disposti a mettere a repentaglio le proprie sostanze, la propria vita e quella dei propri familiari. Pensate a quale delusione e frustrazione quando scopriranno la realtà della nostra economia dove fanno fatica a trovare lavoro anche i giovani e i residenti.
Dai fatti abbiamo dedotto che questi, per la maggior parte, sono migranti in cerca di fortuna, abbiamo visto che ci sono organizzazioni criminali che ce li portano qua, ma la domanda che ci poniamo è come mai lo stato italiano promuove ed è complice di questa tratta?
Diciamo promuove, perché il fatto di andare a prenderli in mezzo al mare e portarli a destinazione ha fatto sì che molti si siano messi in viaggio contando proprio su questo tipo di “salvataggio”,che si è rivelato un vero e proprio incentivo, per non dire istigazione, a mettersi in mare per poi chiedere aiuto. Purtroppo però, non sempre i soccorsi sono arrivati in tempo così le vittime sono aumentate a dismisura, ma noi adesso sappiamo anche il nome e cognome del colpevole di tutte queste stragi che si chiama Stato Italiano!
Sappiamo che per debellare la piaga dei sequestri di persona si è provveduto a impedire il pagamento dei riscatti bloccando i beni della famiglia del rapito, la cosa all’inizio è stata molto dura e crudele, ma alla fine i rapimenti sono cessati. Allo stesso modo per fermare queste disgrazie del mare è sufficiente, dopo aver provveduto al salvataggio, riportare questi migranti nel porto da dove sono partiti. Così non ci sarà più nessuno che si metterà in mare sapendo che poi sarà riportato subito indietro, con la conseguenza che nessuno pagherà più quelle organizzazioni criminali e così nessuno morirà in mare… a questo punto ci si può chiedere come si fa a distinguere i clandestini dai rifugiati politici? Semplice! Basta aprire i centri di identificazione in territorio africano accordandosi coi governanti di quei paesi, ove possibile, e il gioco è fatto! Facendo le identificazioni in Africa nessuno dovrebbe rischiare la vita in mare e il trucco, molto usato, di nascondere la propria identità non funzionerebbe più.
Ma questo, mi pare, non abbiano minimamente intenzione di farlo, anzi la propaganda di regime ha smesso di chiamare “clandestini” i migranti che arrivavano illegalmente sulle coste italiane, ma ha iniziato a chiamarli “profughi”, questo serve per giustificare tutta questa massa di persone in arrivo. Noi, però, ci siamo resi conto visto che in massima parte non è così, i veri profughi non hanno tutti quei soldi per il viaggio e non sono nemmeno nelle condizioni d intraprenderlo. Ma allora perché ci vogliono far credere questo? Perché incentivano tutta questa tratta di persone che ci fa ricordare i tempi dello schiavismo?
Parlo di schiavitù perché una delle cause principali di questa vera e propria “deportazione” potrebbe essere quella di voler creare una massa di lavoratori disposti a tutto… così da poter avere una gran quantità di manodopera a disposizione dei datori di lavoro senza scrupoli per poterla pagare pochissimo… anche la criminalità organizzata ha bisogno di manodopera disposta a tutto per spacciare droga e da avviare alla prostituzione e le persone disperate e senza via d’uscita sono ideali per questo.
Altra motivazione potrebbe essere quella di voler disgregare il tessuto popolare per creare tensioni sociali che aiutano a governare e a dominare sui popoli, si vuole indurre la gente a chiedere più autoritarismo ed a rinunciare a quote di democrazia.
In queste occasioni inoltre, adottando “procedure d’emergenza” si possono saltare tutte le normali procedure d’appalto e così il “magna magna” si scatena, sempre sulla pelle di queste povere persone. Fateci caso, gli sbarchi avvengono per la maggior parte verso le coste italiane e non verso quelle spagnole o greche che sarebbero più facili da raggiungere…. Vi siete mai chiesti perché?
C’è anche un’altra cosa da tener conto, ha senso migrare da un paese pieno di risorse naturali e vastissimi territori a disposizione come l’Africa, per andare in un continente saturo e inquinato come l’Europa? Certo, in Africa ci sono guerre e tensioni, ma chi le ha create? L’occidente (chiamiamolo così) non è forse responsabile di questo? Non sarebbe meglio aiutare queste popolazioni creando le condizioni perché possano vivere in pace e così prosperare? Purtroppo no… l’avidità e le volontà di depredare il più possibile quei territori ha portato alla situazione attuale… e non vedo nessuno che si impegna a risolvere questa situazione veramente…
Non solo, ma questi migranti, che hanno una cultura molto diversa dalla nostra, una concezione della donna e della religione paragonabile a quella nostra medioevale… Come faranno a integrarsi? Stiamo creando un mondo di infelicità e di problemi a noi e a loro… ( vedi Società mono o multiculturale )
Tutto questo serve a capire cosa c’è dietro quando i governanti italiani si vantano e si lodano facendosi passare per umanitari e altruisti.
Nel mondo indipendentista veneto assistiamo ad una moltitudine di iniziative che vanno nelle più disparate direzioni: manifestazioni culturali, spinte politiche, azioni diplomatiche, consultazioni virtuali, ricorsi legali, ecc. ecc. ma chi ha ragione? Qual è la giusta strada che libererà il nostro popolo? Andiamo a vedere ed analizzare quali sono quelle che vanno bene e quelle invece che possono essere dannose.
Iniziative culturali – Sono veramente tantissime troviamo studi storici che fanno luce sul nostro passato, convegni e conferenze, rievocazioni storiche, marce, trattati di cucina, ecc. ecc. Nonostante lo stato italiano abbia cercato in tutti i modi di sopire e cancellare la cultura veneta, questa miriade di iniziative la sta tenendo viva e rigogliosa. C’è qualcosa di sbagliato in questo? Assolutamente no, anzi ritengo indispensabili tutte queste azioni culturali, però nonostante tutto questo lavoro non sembra che la cultura, da sola, ci possa liberare.
Iniziative giuridiche – Di ricorsi alla corte di giustizia europea e nei tribunali italiani ne sono stati fatti parecchi, sia da singoli cittadini che da associazioni e movimenti, cause e citazioni in giudizio per dimostrare l’illegalità della dominazione italiana e/o per denunciare i soprusi subiti dal popolo Veneto. C’è qualcosa di sbagliato o dannoso in questi ricorsi? Assolutamente no, ma nonostante siano palesi i soprusi e le ingiustizie subite dal popolo veneto le sentenze non hanno mai reso quella giustizia che ci si aspettava.
Iniziative politiche – In questo campo la molteplicità di liste, di partiti e movimenti è impressionante. Non penso che esista posto al mondo con tante iniziative. Alcune hanno anche prodotto movimenti di un certo spessore (almeno in passato). Lo scopo dell’iniziativa politica dovrebbe essere quello di poter effettuare quelle azioni che servono per arrivare all’indipendenza da un punto di potere e di visibilità, anziché da normali cittadini. In pratica si tratterebbe di usare pienamente tutti gli strumenti che il sistema democratico mette a disposizione per liberarsi dalla dominazione italiana anche usando le sue stesse istituzioni. C’è qualcosa di sbagliato in questo? Assolutamente no, è ovvio che le iniziative politiche fatte da un punto di potere e legittimate dal consenso popolare sono più efficaci di quelle fatte da comuni cittadini, ma, purtroppo, anche in questo caso risultati apprezzabili non se ne sono ancora visti.
Iniziative virtuali – Anche in questo settore le iniziative non si contano, il WEB abbonda di siti indipendentisti delle più svariate tipologie, da menzionare il recente referendum on-line che è riuscito a far smuovere i media mondiali. C’è qualcosa di sbagliato in tutto questo? Assolutamente no, purtroppo però, dopo il gran can can iniziale tutto si è sgonfiato come un palloncino, un po’ come quando si versa il vino moscato nel bicchiere che si riempie di schiuma, ma, una volta sparita quella, ci si ritrova col bicchiere praticamente vuoto.
Iniziative diplomatiche – I contatti con l’estero sono innumerevoli, sia con altri movimenti indipendentisti e partiti europei, sia con governi che hanno ottenuto l’indipendenza da poco, sia con le comunità venete nel mondo. Tutto questo serve sia per avere una legittimazione internazionale sia per avere aiuti e/o consigli. C’è qualcosa di sbagliato in questo? Assolutamente no, anzi i contatti e gli accordi internazionali sono indispensabili, ma anche in questo settore non sono stati ottenuti risultati soddisfacenti.
Iniziative di piazza – Molti cortei, raduni, proteste e manifestazioni di piazza pacifiche e non violente sono state organizzate per sensibilizzare l’opinione pubblica su determinati temi o per esternare il dissenso o l’appoggio ad altri. C’è qualcosa di sbagliato in questo? Assolutamente no! Usare anche questi strumenti che il sistema democratico mette a disposizione alle volte può essere necessario per attirare l’attenzione su certi argomenti, ma nemmeno con questi sistemi sono stati raggiunti dei buoni risultati.
Abbiamo visto che tutte queste iniziative sono positive e vanno nella giusta direzione, ma nonostante questo nessuna ha dato i frutti desiderati... perché? Com’è possibile che nessuno di tutti questi impulsi dia quei risultati concreti adeguati alle aspettative?
La risposta la si può trovare con un esempio: se io ho mattoni, cemento, tubi, piastrelle, tegole, ecc. ecc. ho tutte cose utili e necessarie per fare una casa? Certamente sì, ma ho una casa? NO! Per fare una casa non bastano i materiali! Per averla li devo unire secondo un progetto ben preciso, altrimenti, pur avendo tutti gli elementi giusti non arriverò mai ad avere una casa. Abbiamo capito che, anche se ho tutti i materiali giusti e appropriati, in mancanza di un progetto non riesco ad avere una casa, per la stessa ragione abbiamo capito che, anche se tutte le iniziative sono giuste e appropriate, in assenza di un’adeguata strategia, sono inefficaci e continuando così non raggiungeremo mai la libertà! Questa non è un’opinione, ma sono i fatti che abbiamo sotto gli occhi che ci dimostrano tutto ciò!

 

Andiamo a vedere anche un altro esempio: le api sono laboriose e pacifiche, ma se molestate possono pungere in modo molto doloroso. Certamente se qualche ape punge, anche se fa male, non è un gran pericolo, se invece la api si coordinano e attaccano in sciame ecco che diventano letali e per il loro nemico non c’è scampo.
Ecco che abbiamo capito cosa manca all’azione indipendentista per farla diventare efficace: strategia e coordinamento! Chiamiamola strategia o progetto o piano d’azioni, non cambia, questo è quello che manca all’indipendentismo veneto. Poi ci vuole il coordinamento: solo se le azioni sono coordinate sono efficaci, prendiamo esempio dalle api…
Va bene, mi direte, hai scoperto l’acqua calda. Ma io rispondo perché se è una cosa tanto semplice quanto ovvia non la si è mai fatta? Cosa stiamo aspettando? È anche un modo per smascherare i nemici del popolo Veneto, chi si opporrà od ostacolerà o saboterà una cosa tanto semplice quanto indispensabile avrà gettato la maschera e sarà un nemico riconoscibile da tutti.
Il piano democratico ce l’abbiamo già… coordiniamoci e attuiamolo! Non capisco dove possa essere il problema e cosa si stia aspettando…

 

 Dopo aver scritto dell’assoluta necessità di dotarsi di un efficace progetto politico e aver capito che l’unica via per concretizzare il nostro grande ideale di salvezza e libertà del popolo veneto è raggiungere l’obiettivo della piena indipendenza e sovranità del nostro popolo. Dopo aver scelto il metodo democratico per realizzarlo, finalmente è arrivato il momento di parlare del progetto vero e proprio. Questo è il piano d’azioni pensato dal “Forum dei Veneti” ancora nel 2007, ma ancora estremamente attuale e purtroppo mai realizzato in maniera coordinata ed efficace. Ecco lo schema:

 

·         Azione politica – Serve per arrivare alla maggioranza in consiglio e giunta regionale, non solo, serve anche ad acquisire più punti di potere che consentano di attuare con efficacia tutte le altre azioni del progetto. Serve per aver tutele, visibilità e considerazione, per aver accesso a contributi e finanziamenti. È utile per realizzare norme e leggi che facilitino il percorso. Per avviare trattative a tutti i livelli al fine di raggiungere i nostri obiettivi. Per concretizzare questo punto serve un partito unitario e il consenso popolare.

 ·         Azione giuridica – Volta ad attuare e far attuare tutte quelle norme e leggi di tutela della identità e cultura del popolo veneto, ma anche dei diritti umani. Serve per dimostrare anche l’illegalità della dominazione italiana. Comprende azioni legali di tutela diritti culturali ed economici, class-action, ma anche il riconoscimento della lingua veneta e della nazionalità veneta. Può servire per arrivare ad avere un’anagrafe che ci registri come veneti.

 ·         Azione diplomatica – Avviare contatti e accordi internazionali. Significa essere continuamente in contatto con partiti e associazioni indipendentiste d’Europa e del mondo, ma non solo, avere contatti anche con capi di stato e governi che possono appoggiarci e aiutarci nel raggiungimento del nostro obiettivo. Promuovere e diffondere a livello internazionale le nostre istanze in modo che il “mondo sappia”.

 ·         Azione identitaria e culturale – Consiste nel risvegliare la coscienza veneta, ravvivare l’appartenenza al Popolo Veneto e alla Nazione Veneta. Far conoscere la nostra vera storia, diffondere usi costumi e tradizioni del nostro popolo. Far conoscere, usare e far usare la lingua veneta, ottenerne l’insegnamento scolastico. Diffondere e far conoscere la nostra cultura. Capire e far capire che i veneti non sono italiani, non lo sono mai stati, anche se ci hanno sempre inculcato il contrario.

 ·         Azione motivazionale – Significa aumentare la volontà indipendentista, anche se lo stato italiano ci sta aiutando in modo eccellente con le sue controriforme, con la sua politica migratoria, con le sue ruberie ed inefficienze ad aumentare la volontà indipendentista, noi dobbiamo informare correttamente i veneti delle grandi opportunità culturali ed economiche che avrebbe il Veneto indipendente. Non solo, ma anche far conoscere le ingiustizie, l’oppressione, la persecuzione e la violenza culturale e fisica a cui è stato ed è sottoposto il nostro popolo. Informare sulla situazione economica reale dello stato italiano.

  Questo è il progetto politico, ovviamente essendo stato redatto quasi dieci anni fa, ha bisogno di essere rinfrescato e adattato, ma, a mio parere, è ancora estremamente attuale e aspetta solo di essere realizzato. Ovviamente un progetto del genere deve avere sempre quella elasticità e fluidità necessarie per adattarsi ad ogni situazione possibile.

 Adesso bisogna tradurre tutte queste azioni teoriche in azioni concrete e coordinate attraverso un programmazione puntuale e precisa, ognuno di noi si deve scegliere uno o più settori nei quali operare e i mezzi per realizzarli. I mezzi possono essere strumenti come giornali, TV e siti internet così come associazioni e movimenti.

 L’unico pericolo di questo progetto è che rimanga ancora nel cassetto e che non si traduca in azioni concrete, altra cosa da prestare attenzione è quella di non farsi deviare verso azioni inconcludenti, dannose o contrarie al raggiungimento dei nostri obiettivi, detto questo, non ci rimane altro che cominciare a lavorare.

 Francesco Falezza

 

 

 

Recentemente ho letto delle indagini statistiche che affermavano che nelle società monoculturali i conflitti e le tensioni sociali sono ridotti al minimo e pertanto, questo tipo di società sono quelle dove si vive meglio, mentre in quelle multiculturali si assistono a fenomeni come la ghettizzazione, l’emarginazione e la discriminazione che hanno come conseguenza il disadattamento e la frustrazione delle persone che inevitabilmente sfociano nelle fobie e nella violenze.
Perché nelle società multiculturali si crea il fenomeno della ghettizzazione? Perché l’uomo istintivamente si ricrea artificialmente una nicchia monoculturale, un po’ come i gatti istintivamente delimitano il proprio territorio, così noi o ci integriamo o ci ricreiamo un territorio con una cultura a noi affine e familiare.
Nelle società monoculturali vivono meglio anche le minoranze che, se rispettate, sanno bene in che ambiente si trovano e possono vivere tranquillamente perché, visto che non vengono percepite come una minaccia, generalmente sono bene accolte e tutelate, cosa che è molto più difficoltosa nelle società multiculturali.

 

Ma visto che nelle società monoculturali si vive meglio è possibile avere una società così nel terzo millennio? Penso purtroppo di no, perché esistono due tipi di multi cultura, una verticale e una orizzontale.
La multi cultura verticale è dovuta alla velocissima evoluzione della nostra società. Mentre nel passato le invenzioni erano eventi rari ed eccezionali, ora ne abbiamo una ogni minuto e con un ritmo frenetico cambiano la nostra vita, la nostra mentalità e il nostro modo di agire e di pensare, tutto questo, inoltre, viene amplificato dal bombardamento mediatico a cui siamo sottoposti.
Ma con una società che corre così non tutti tengono il passo, così c’è chi va avanti e chi rimane indietro, come in una corsa campestre, se si va piano piano, tutto il gruppo rimane unito, ma se invece si comincia a correre il gruppo si allunga e c’è chi inevitabilmente rimane indietro. Così è anche la nostra società, c’è chi sta al passo coi tempi e chi invece non ce la fa, così all’interno della stessa collettività notiamo differenze abissali tra soggetti: vediamo che c’è il super tecnologico, ma anche chi va vanti ancora con carta e penna. Questo non succede solo nella tecnologia anche negli affetti ci sono grandi differenze, e così abbiamo chi pratica lo scambio di coppia e chi uccide per gelosia, c’è chi crede nel matrimonio e chi non ci crede più, ma poi ci sono differenze anche nelle cose più banali come chi prende la tintarella integrale e chi si scandalizza e si vergogna anche a mettersi in pantaloncini, per non parlare poi di chi parla di droghe libere e di droghe vietate ecc. ecc. Così nella società che galoppa ci può essere chi corre troppo e chi riamane fermo. A questo aggiungerei anche chi, convinto di essere uno che va molto avanti, invece sta tornando indietro.
È chiaro che far convivere tutti questi diversi stadi di evoluzione/involuzione culturale non è semplice, se poi, a questo tipo inevitabile di multi cultura se ne aggiunge un altro di tipo orizzontale abbiamo raggiunto il massimo di invivibilità.




La multi cultura orizzontale si ha quando si mescolano popoli di cultura profondamente diversa o peggio incompatibile. Prendiamo, per esempio, un uomo del Maghreb che viene ad abitare e lavorare in Veneto, questi mediamente hanno una concezione della donna che noi avevamo qualche secolo fa e, per religione, non possono bere alcolici ne mangiare carne di maiale, vi immaginate che difficoltà ad integrarsi in una società come quella veneta dove se non mangi costine di maiale e bevi vino “no te sì gnanca omo”? E quali difficoltà incontrerà con i propri figli che vorranno integrarsi e troveranno i divieti del padre assurdi e anacronistici? Quest’uomo è venuto qui per trovare il benessere e, invece, a parte i soldi, quasi certamente avrà una vita da emarginato e i suoi figli da disadattati… sempre che non arrivi a compiere qualche gesto estremo come a volte si sente dalla cronaca… Così cercherà di trovarsi solo con persone culturalmente affini andando a formare una comunità nella comunità, dando vita al fenomeno chiamato ghettizzazione e col moltiplicarsi e ingrandirsi di questo fenomeno si creano i presupposti per tensioni e conflitti sociali.

Ovviamente questo è un caso limite e abbiamo dato uno sguardo a delle banalità, ma la stessa cosa succede un po’ per tutto, anzi per questioni più importanti di un bicchier di vino e di un pezzo di carne i conflitti diventano ancora più acuti.

Per evitare che questo succeda ci vogliono regole sull’immigrazione molto severe per permettere l’immissione nella comunità di un numero di immigrati che la collettività riesce ad integrare senza grossi problemi, oltre ad eliminare completamente il fenomeno della clandestinità. È così nei paesi civili come, ad esempio, Australia e Nuova Zelanda e qualcosa di simile ci vorrebbe anche qui da noi.
Ma come la mettiamo con lo spirito cristiano dell’accoglienza? Se questo non è un problema per chi predica, lo è invece per chi deve amministrare la cosa pubblica e pensare al bene comune applicando i principi cristiani. Per capire com’è la questione ci possiamo aiutare con qualche esempio: salire in 10 su un ascensore da 4 persone o in 15 su una barca da 10 è accoglienza o un atto criminale che mette a repentaglio la sicurezza di tutti i passeggeri? Con le debite eccezioni che confermano la regola, è evidente che accogliere su un mezzo più persone di quante ne possa contenere mette a rischio la sicurezza di tutti, allo stesso modo accogliere in una comunità più persone di quante questa riesca a integrare significa fare il male sia di immigrati che di indigeni, ma di questo argomento parlerò un’altra volta, quello che abbiamo visto e dimostrato è che in una società monoculturale si vive meglio.
Altra caratteristica delle società monoculturale è la sua diversità, peculiarità o addirittura unicità rispetto alle altre, ma questo è un bene o un male? Dipende dal mondo che vogliamo, certamente se aneliamo al mondo del grigiore della cultura unica globale la diversità è un male, se invece pensiamo a un mondo dalle mille culture e dai mille colori dei suoi popoli …allora è un bene. Personalmente penso che la diversità sia un valore da preservare, tutte le culture di tutti i popoli del mondo hanno una loro bellezza e devono essere tutelate e rispettate, ovviamente se, a loro volta, siano rispettose dell’uomo come persona. Immagino il mondo come la tavolozza di un pittore dove ogni colore rappresenta la cultura di un popolo, certe tavolozze offrono delle combinazioni di colori veramente stupende, e così anche il nostro mondo è bello proprio per le diversità e le peculiarità dei popoli che lo abitano.
Se invece cominciamo a mescolare i colori alla rinfusa tutta la bellezza se ne va, alla fine rimane un unico colore cupo tra il grigio e il marrone, che è il colore della cultura unica globale, il colore dell’annientamento delle culture dei popoli.

 

Riassumendo monocultura locale significa multi-cultura globale, invece multi cultura locale comporta monocultura globale, monocultura globale = non cultura. In queste righe è richiuso tutto il male o il bene che possiamo fare ai popoli del mondo: tante belle monoculture con le loro caratteristiche fanno un mondo multiculturale, rispettoso e bello, proprio per le sue diversità, al contrario tante multi culture si fondono nel grigio e nella negatività della monocultura globale, un’unica monocultura che fa emergere i peggiori falsi valori dell’umanità.


Si può tentare di obiettare dicendo che la società monoculturale è chiusa, ma anche questo non è vero, perché la chiusura o l’apertura di una società non dipendono certo da mono o multi cultura, se prendiamo, per esempio, il popolo Veneto nella sua storia è sempre stato organizzato in una società principalmente mono culturale, ma si è sempre dimostrato aperto all’innovazione, all’arte, alle scienze, alle culture e al commercio come pochi altri popoli, almeno finché è stato libero e indipendente.
Il bello di questo è che non sono idee o opinioni più o meno opinabili, ma incontestabili osservazioni di comportamenti umani; infatti l’esempio più eclatante ce l’abbiamo proprio sotto gli occhi e viene proprio dalla penisola italica del rinascimento: un rifiorire di bellezze e meraviglie, un territorio formato da tanti popoli e tante monoculture… fusi ora in un plumbeo grigiore della multi cultura nazional-socialista dello stato italiano…