Idee e Notizie
Ott 11

Quando il pericolo arriva con un sorriso

Come avrete certamente capito mi sto riferendo alla riforma della costituzione in via di approvazione al Senato precisamente il DDL costituzionale del 31 marzo 2014, so bene che tutti sono contenti perché finalmente si cambia… e sulla necessità di cambiamento siamo tutti d’accordo, ma di quale cambiamento stiamo parlando? Siamo sicuri che si vada avanti e non si torni indietro? Perché un cambiamento va bene se migliora le cose e non se le peggiora, quando i diritti democratici vengono rispettati e non messi in pericolo da norme autoritarie. Ma andiamo per ordine e analizziamo la situazione attuale.

La Costituzione in vigore è quella della riforma del 2001 che ha trasformato la Repubblica Italiana in una Repubblica Federale (art. 114 e seguenti), nella costituzione in vigore lo stato e le regioni sono sullo stesso livello, la potestà legislativa è divisa per materie, la Costituzione riserva alcune materie allo Stato, altre a legislazione “concorrente” e tutto il resto alle Regioni, le regioni hanno (o meglio dovrebbero avere) autonomia impositiva, la Corte Costituzionale fa (dovrebbe fare) da garante in caso di conflitti di competenze.

Questo è quanto previsto dalla Costituzione Italiana, andiamo a vedere invece cosa è successo. La Costituzione non è mai stata applicata nonostante sia in vigore da circa 15 anni, lo stato ha continuato a gestire le materie che erano di esclusiva competenza delle regioni, come per esempio l’agricoltura (addirittura il ministero abolito pure da un referendum, si trova ancora li!!), le pari opportunità, la protezione civile, ecc. ecc.. Anche l’autonomia impositiva non è mai stata realizzata, ma la repubblica ha continuato a funzionare fregandosene altamente della propria Costituzione!!! Questo ci fa capire benissimo il livello di marciume istituzionale, ma andiamo a vedere cosa è successo in questi ultimi anni.

Stendiamo un velo pietoso, sul comportamento del partito Lega Nord che ha governato per tanti anni senza pensare minimamente ad applicare la costituzione federale, anzi ha perso un sacco di tempo per proporre la cosiddetta “Devolution” che sostanzialmente altro non era che un accentramento di potere. Non so se questo è stato fatto per un machiavellico piano anti-veneto o semplicemente per assoluta incapacità, fatto sta che in tutti questi anni siamo rimasti fermi per quanto riguarda autonomia e federalismo. Altro velo pietoso sul comportamento della Corte Costituzionale italiana che ha regolarmente bocciato i ricorsi delle Regioni che chiedevano l’applicazione della Costituzione e il riconoscimento delle competenze previste; infatti l’alta corte con sentenze creative ha regolarmente bocciato tutte queste istanze. Questi comportamenti io li chiamo criminalità politica, infatti non sono reati da codice penale, ma truffe vere e proprie nei confronti degli elettori e dei cittadini che vengono fatte tradendo il mandato elettorale o istituzionale con comportamenti contrari a quanto promesso in campagna elettorale o contrari alla corretta interpretazione delle norme.

Andiamo a vedere come si è arrivati a questa proposta di riforma, il percorso parte da lontano con l’attacco al leader di centro destra (anche sulle sue preferenze sessuali) da parte della magistratura costringendolo alle dimissioni, anche regioni ed enti locali vengono attaccate dalla magistratura per cercare di dimostrare la loro inefficienza e creare i presupposti per procedere alla centralizzazione dei poteri. Anche il leader del centro sinistra viene “fatto fuori” e si susseguono governi di “unità nazionale” condotti da presidenti del consiglio nominati “ad hoc” e non eletti dai cittadini. Consideriamo che il PD sta portando avanti una riforma in antitesi col programma elettorale col quale si era presentato alle elezioni politiche, il leader è cambiato ed ha una linea antitetica a quella del segretario precedente e sta governando senza essere stato eletto!! La corte costituzionale ha dichiarato illegittimo il “porcellum”, che è la legge con la quale è stato eletto il parlamento in carica, e questo parlamento democraticamente delegittimato sta facendo le riforme del titolo I della Costituzione Italiana (cioè quello fondamentale dei diritti) introducendo una pericolosa svolta autoritaria, centralista e antidemocratica.

Un pensierino va rivolto alla cosiddetta minoranza del PD che, nonostante tutto, continua ad appoggiare questo marciume istituzionale, sostiene queste riforme che sono contrarie agli ideali che hanno sempre predicato, contrarie al mandato che hanno ricevuto dai propri elettori, ma nonostante questo continuano imperterriti a portare avanti quello che hanno combattuto fino a ieri… Come si può chiamare questo? Disonestà, amoralità, immoralità o semplicemente criminalità politica? Altro pensierino va alla finta opposizione del Centro Destra, che finge di essere contraria, ma continua a fornire stampelle al governo claudicante, i gruppi di Alfano e Verzini ne sono la palese dimostrazione, la verità è che sono tuti d’accordo. La Russa e Meloni (leader di destra) gongolano segretamente al pensiero che questa riforma vada in porto, ma, per capire perché, andiamo a vedere cosa prevede questa riforma.

Al Senato vengono tolti quasi tutti i poteri e tutto il potere passa alla camera dei deputati, i senatori non sono più eletti direttamente dai cittadini, ma vengono scelti tra i presidenti, consiglieri regionali e sindaci. In pratica il Senato delle autonomie oltre a perdere quasi tutto il potere è formato da componenti part-time questo per assicurarsi scarsa partecipazione e che i rappresentati di piccoli partiti (come quelli indipendentisti per esempio) non riescano ad avere rappresentanti in quella istituzione, in definitiva il territorio si ritrova con scarsa rappresentanza e per di più praticamente priva di poteri!

Ma non è questo il pericolo più grosso, il pericolo più grosso deriva dalla composizione della Camera dei Deputati che ha potere di decidere praticamente su tutto. L’attuale sistema elettorale prevede che il partito che vince abbia la maggioranza assoluta dei seggi e visto che i capi lista sono bloccati, la maggior parte degli eletti sarà stata nominata dal segretario di partito che diventerà il presidente del consiglio. In pratica ci ritroveremo una Camera in massima parte di nominati dal presidente del consiglio che avrà potere di fare tutte le leggi che vuole, le opposizioni oltre che protestare (fino a quando sarà permesso) non rimarrà altro da fare. Ovviamente i deputati per sperare di essere ricandidati dovranno stare ben attenti a dire sempre si, altrimenti non saranno più ripresentati, anche perché non potranno più contare sul vitalizio che è stato abolito. Questa legge presenta delle preoccupanti analogie con la legge “Acerbo” del 1924 che permise al partito fascista di impossessarsi del potere. È vero che è previsto un doppio turno nel caso nessun partito raggiunga il 40% dei voti, però, vista la frammentazione che ci sarà, c’è la concreta possibilità che un partito con un percentuale che va dal 20 al 30 % (o anche meno) possa prendere il potere assoluto con tutti i pericoli per la democrazia che ne derivano.

Ma il male non finisce qui! Come ho detto all’inizio, l’Italia, dal 2001, è uno stato federale che mette sullo stesso piano Stato e Regioni, ma questa parte della Costituzione non è mai stata applicata trovando le scuse più disparate. Ebbene in questa nuova riforma (art.114 e seguenti), si toglie gran parte del potere (mai dato) alle regioni, inserendo anche norme (art. 117 comma 26) che consentono allo stato di riprendersi ogni competenza in ogni momento.

Capite la gravità della cosa, da una parte si crea una Camera dei Deputati alle dirette dipendenze del Segretario di Partito/Presidente del Consiglio e dall’altra si accentra tutto il potere su di essa togliendolo a Senato e Regioni.

E chi meglio della ministra Boschi coi suoi languidi e ingenui occhioni azzurri, con la sua aria da innocente maestrina elementare è più adatta a presentare e far passare questa pericolosa e diabolica riforma che nasconde mille insidie e pericoli per la tenuta democratica? Anche questa non è una scelta fatta a caso, ma fa parte del piano perverso per rovesciare quel poca che resta del sistema democratico italiano.

Tutto questo, con la scusa di rendere efficiente lo stato, sembra invece, studiato apposta per reprimere le richieste di libertà e le spinte indipendentiste del Popolo Veneto (e non solo). Cercando di risolvere il problema con una svolta autoritaria e antidemocratica! Questi cambiamenti invece, non faranno altro che aumentare in modo esponenziale gli indipendentisti, infatti il giorno dopo l’approvazione di queste riforme reazionarie, dittatoriali e centraliste solo gli allocchi e i babbei potranno rimanere autonomisti o federalisti, tutti gli altri capirebbero immediatamente che l’unica via di salvezza è l’indipendenza.

Adesso andiamo a ipotizzare cosa succederà con questa riforma. Per prima cosa bisogna specificare che probabilmente nessuno dei suoi due fautori (Renzi e Berlusconi) sarà vincitore, vuoi perché uno ha già fatto il suo tempo e l’altro si è mangiato il consenso con una politica migratoria assassina e riforme impopolari, ma i più probabili attori del ballottaggio, nella situazione attuale, potrebbero essere Grillo e Salvini, sempre che non salti fuori all’ultimo momento un super populista stile “Le Pen” che faccia l’asso piglia tutto. La verità è che, con questo sistema, nonostante il controllo dei mezzi d’informazione, è ben difficile prevedere chi vincerà, non azzeccano nemmeno i sondaggi figuriamoci se riescono a condizionare gli elettori a tal punto da determinare chi trionferà.

Cosa farà questo nuovo dittatore (non vedo in che altro modo chiamarlo) nei suoi primi 100 giorni di governo? Immagino che come prima cosa farà la riforma del sistema radiotelevisivo e spazzolerà via Mediaset a Berlusconi… dite di no? Pensate che il controllo della RAI è appena passato dal Parlamento al Governo… e poi ci hanno già detto che le TV locali sono troppe e fanno fatica a raccogliere la pubblicità e “per questo” bisognerà ridurle! Invece io penso che questi siano i primi passi per prendere il controllo assoluto dell’informazione televisiva. Poi metteranno il bavaglio anche a internet.

La seconda cosa che faranno? Spero di sbagliami, ma sarà la riforma della giustizia, ma non quella che tutti aspettano per renderla veloce e giusta, quella sarà la scusa, invece ci ritroveremo con la magistratura inquirente assoggettata direttamente al governo e quella giudicante in modo indiretto, così l’iter sarò concluso potere esecutivo, legislativo, giudiziario e mediatico sotto il controllo di una persona…

Poi cosa verrà? Leggi razziali? Tribunali speciali? Mi pare che siamo già passati da questo percorso, ma, a quanto pare, la storia non ha insegnato nulla. Questo non è pessimismo… purtroppo è guardare in faccia la realtà, una riforma del genere non può portare ad altro, se non succederà subito, sarà subito dopo. Ben diverso sarebbe stato se avessero devoluto tutte le materie concorrenti alle regioni e lasciato solo “poche” materie allo stato centrale, ben diverso se avessero fatto un Senato delle Autonomie autorevole e non uno senza poteri, ben diverso se avessero attuato il principio costituzionale dell’autonomia finanziaria, ma si è preferito invece una riforma reazionaria e autoritaria pericolosa per la democrazia, anche se presentata col bel sorriso della ministra Boschi.

Francesco Falezza

Giu 21

Tempo fa è stata fatta un’indagine a Venezia per scoprire le caratteristiche del codice genetico dei veneziani e così scoprire il vero DNA (codice genetico) veneto, non so come sia andato finire quello studio, ma ogni tanto si sente tirar fuori questo discorso che riguarda il DNA Veneto, chi lo usa per trovare un ipotetico codice caratterizzante, chi invece, al contrario, lo usa per affossare e scoraggiare le spinte indipendentiste venete.
Per chiarire i nostri dubbi ci possiamo far aiutare dalla storia, andando indietro nel tempo, analizzando i popoli che sono passati e si sono stabiliti nei nostri territori possiamo scoprire qual è il vero codice genetico veneto e anche se ha senso, nel terzo millennio d.C., parlare ancora di genetica per definire un popolo.
Il popolo Veneto è nato dalla fusione delle popolazioni indigene dei nostri territori chiamate Euganei, con i Veneti propriamente detti, ancora non si conosce bene da dove giungessero questi “Veneti”, una leggenda parla addirittura dei troiani, ma la verità è che non si sa con certezza e non ci sono studi approfonditi al riguardo , esistono solo svariate teorie.
A questi due popoli vanno aggiunti anche i Cenomani, i Camuni, i Reti ed Illiri (spesso confusi coi veneti stessi) che prima sono stati vicini, poi alleati e infine assimilati e assorbiti dal popolo Veneto completamente o in parte.
A questo punto ci rendiamo conto che il DNA Veneto è già un bel cocktail … dopo questo periodo i veneti, assieme con i latini diedero vita all’Impero Romano (vedi storia) ed è pensabile che anche coi latini ci sia stato un certo rimescolamento dei codici genetici, visti gli intensi rapporti trattenuti con Roma.
Dopo il periodo Romano ci furono le cosiddette “Invasioni Barbariche”: molti popoli germanici passarono o si stabilirono nelle nostre terre, pensiamo a Visigoti, Vandali, Unni, Goti solo per accennarne alcuni, fu proprio in questo periodo che nacque Venezia, unica città che rimarrà indenne dalle scorribande barbare.
Anche in questo caso, per quello che riguarda l’entroterra, è facile intuire che il DNA Veneto abbia subito ulteriori rimescolamenti dovuti a queste invasioni.
Passato anche questo periodo la Serenissima riesce a liberare le terre Venete e il popolo Veneto si ritrova unito, ma anche in questo periodo è pensabile un certo rimescolamento di DNA dovuto agli intensi scambi commerciali con altri popoli e l’oriente. In Venezia c’era il “Fondaco dei Todeschi”, quello dei Turchi, il ghetto Ebraico, non solo, ma altre genti vivevano in simbiosi nei territori veneti, pensiamo ai Cimbri, ai Croati, ecc. , anche in questo caso un certo scambio di DNA è molto probabile, per non dire certo.
Dopo il felice periodo di unità e prosperità della Serenissima, dal 1797 arrivano le invasioni straniere quella francese prima, quella austriaca dopo e infine quella italiana. Anche in questo caso assistiamo a un certo rimescolamento di DNA, accentuato anche dal fatto che la miseria provocata da queste invasioni induce una moltitudine di Veneti ad emigrare.
Dalla nostra storia possiamo renderci conto che il DNA veneto è frutto di un miscuglio tale da renderne quasi impossibile l’identificazione in un ceppo univoco, così ognuno di noi può riscoprirsi con i caratteri genetici più disparati… e allora? A qualcuno potrebbe venire la tentazione di obiettare, ma allora il popolo veneto non esiste… ma, se fosse così, non esisterebbero nemmeno il popolo italiano o quello statunitense, popoli con molta meno storia della nostra e molto, molto più variegati… Ma non è così i popoli non sono qualcosa relativo alla omogeneità genetica, ma i popoli sono identità, cultura e territorio e la genetica non centra.
E’ importante rendersi conto che nel concetto di identità di un popolo la genetica non centra o
centra marginalmente, pertanto le ricerche sulle caratteristiche genetiche non hanno senso se servono per identificare un popolo. Infatti nessuna definizione di popolo, da qualsiasi parte la si prenda, include la genetica, di questo ce ne possiamo rendere conto constatando che Il progetto di italianizzare il veneto spingendo molti italiani a stabilirsi qui è sostanzialmente fallito, perché già i figli di prima generazione, ma anche molti dei nuovi venuti, si sentono più veneti degli indigeni e ci stanno dando una gran mano a riavere la nostra libertà.
Certamente abbiamo visto quanti danni sono stati fatti in passato per il mito della razza pura e non penso sia il caso di ripercorrere questa strada. Possiamo notare, invece, che gli apporti genetici e culturali dei popoli e delle persone che sono passate o si sono stabilite qui, non solo non hanno annacquato la cultura veneta, ma addirittura l’hanno rafforzata e arricchita. In pratica non hanno fatto altro che buttare carburante sul fuoco della cultura veneta…
Indubbiamente la cultura germanica e latina hanno influenzato i veneti e certamente c’è chi si sentirà più affine all’una o all’altra, personalmente mi piacciono entrambe. Potremo definire i veneti il giusto mezzo tra l’efficienza e la freddezza germanica e la movida e il temperamento latino. Ma allora chi siamo? Sicuramente siamo italici, perché ci troviamo a sud delle Alpi, sicuramente siamo latini, perché la nostra lingua è neo-latina, ma altrettanto sicuramente siamo Veneti e non italiani come vorrebbero farci credere. Così come i Portoghesi sono ispanici, latini e iberici, ma non sono spagnoli, così come gli austriaci sono germanici, ma non sono tedeschi, così noi Veneti sino italici e latini, ma non italiani! Lo dice il territorio, la storia, la cultura e l’identità del nostro popolo.

 

C’è da dire però, che i mezzi di persuasione di massa (tv, giornali, cinema, scuola ecc. ecc.) ora sono diventati molto potenti ed effettivamente il rischio che riescano a cancellare il nostro popolo è diventato concreto. Non possiamo permettere che un popolo con una storia pluri-millenaria come il nostro venga cancellato unicamente per sfruttare le nostre risorse economiche che servono per mantenere uno stato marcio e corrotto come quello italiano… è arrivato il momento di chiedere e pretendere con forza la nostra libertà e salvezza!

 

Giu 21

Adesso sappiamo che la salvezza e la libertà del Popolo Veneto è il grande ideale che ci spinge, ideale che sarà realizzato solo con la piena indipendenza e sovranità del nostro popolo! Abbiamo capito anche che per raggiungere il nostro obiettivo è indispensabile avere un progetto con un preciso piano d’azioni.

Ma per sviluppare il progetto è necessario prima decidere il metodo che intendiamo usare per raggiungere l’obiettivo, perché, ovviamente, il progetto sarà diverso a seconda del metodo scelto.

Noi abbiamo scelto il metodo democratico e non violento… Perché? Perché è il più facile e il più efficace! Quello che può dare i migliori risultati nel più breve tempo possibile col minor dispendio di energie.

Andiamo a vedere in dettaglio i vantaggi di usare questo metodo:

·           Visto che ci sono molte leggi a livello mondiale, europeo e italiano che tutelano, difendono e, garantiscono i nostri diritti individuali e di popolo, cominciamo a chiedere quanto ci spetta! È assurdo avventurarsi in strane iniziative se prima non si è preteso con forza il rispetto di queste leggi! Sarebbe come un sindacato dei lavoratori indicesse un sciopero prima ancora di avanzare le proprie istanze. Prima si chiede e poi, se non ti ascoltano, allora si protesta. Cosa ovvia starete pensando… talmente ovvia che ancora nessuno l’ha fatta.

·           È il sistema più facile! Addirittura ti finanziano per portare avanti i tuoi diritti; infatti sono previsti contributi sia a livello italiano, europeo e mondiale per i popoli e i loro rappresentanti che lottano per i propri diritti. Perché ai Rom e ai Sinti sì ed ai Veneti no? Forse loro li chiedono e noi no? Forse abbiamo bisogno di più rappresentanti politici o di un piano d’azioni? Forse, ma comunque ci sono contributi per iniziative identitarie, culturali, storiche e politiche a cui si può attingere usando bene il sistema democratico.

·           È il sistema più efficace! Dall’interno è molto più facile cambiare le cose, come i virus informatici che entrano nei computer e ne prendono il controllo, allo stesso modo il sistema democratico è solo dall’interno che ti permette di agire. Dall’esterno scatta la repressione o il conflitto. Da posizioni di potere è sempre più efficace agire che non da semplici cittadini: facciamole nostre!

·           È il sistema più sicuro! Considerata la quantità di risorse che un ordine costituito ha a disposizione per far rispettare le proprie regole, diventa veramente autolesionista pensare di andarci contro dall’esterno. Pensiamo a esercito, polizia, guardia di finanza, servizi segreti e magistratura pronti a colpire chi viola le regole, mentre sono, o ,almeno dovrebbero essere, al servizio di chi le rispetta. È come doversi confrontare e scontrare con un energumeno: mai ritrovarsi da soli in un vicolo buio, o peggio ancora attaccar briga, perché in quel caso avremo la peggio e andrà a finir male, meglio farlo, piuttosto, in dibattiti pubblici, di fronte a molta gente dove anche lui deve rispettare le regole e mai dargli occasione di usare la forza, perché altrimenti saranno dolori. Allo stesso modo dovendo affrontare un avversario che ha molti più mezzi di noi è meglio scontrarsi sul campo dove noi siamo più forti, visto che le leggi ci danno ampiamente ragione. È come avere una formula uno che è fortissima finché rimane in pista, ma appena esce dal tracciato si trova bloccata nella terra, allo stesso modo noi finché rimaniamo nelle regole siamo i più forti e al sicuro, ma basta dargli anche solo una scusa che scatterà subito la repressione.

Abbiamo capito le pesanti motivazioni che ci hanno indotto a scegliere questo metodo, dopo aver letto queste spiegazioni penso che non rimanga spazio per considerare altri metodi molto più rischiosi e molto meno efficaci, almeno nella situazione attuale. Chi propone azioni rischiose o eclatanti o peggio violente può essere solo un ingenuo o uno mandato dal regime che non aspetta altro che avere una scusa per reprimere le nostre giuste istanze. È chiaro che la sfida non sarà facile e sappiamo bene che nelle nostre partite dovremo lottare anche contro gli arbitri, sappiamo anche che molti giudici e politici sono condizionati da poteri oscuri che sono contro la libertà delle persone e dei popoli, ma sappiamo di essere nel giusto e di percorrere l’unica strada che ci porterà verso la libertà.

Adesso non ci rimane che stendere il piano d’azioni per capire come raggiungere il nostro obiettivo e arrivare presto all’agognata libertà.

 

Francesco Falezza

Giu 21

Profughi?

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in Idee
Da tempo nel mediterraneo c’è il problema dei migranti che tentano la traversata per raggiungere le coste italiane, questo ha comportato il susseguirsi di un gran numero di naufragi che hanno provocato moltissimi morti.
Cosa ha fatto lo stato italiano? Ha attivato l’operazione “Mare Nostrum”, una specie di

soccorso marino che andava a prelevare i migranti, anche in acque internazionali, non per riportarli dove erano partiti, ma per portarli a destinazione, distribuendoli su tutto il territorio italiano.

Il risultato? Ovviamente si è sparsa la voce e le traversate si sono moltiplicate, con la conseguenza che il fenomeno si è ingigantito e questo ha comportato che il numero delle disgrazie è aumentato a dismisura provocando migliaia di morti, il numero esatto non lo conosce nessuno, ma sicuramente sono molti di più di quello che ci raccontano.
Sicuramente le mafie che lucrano sulla tratta di esseri umani hanno fatto e stanno facendo affari d’oro, perché ognuno di questi partenti paga cifre da crociera per farsi trasportare su pericolosissime carrette del mare; infatti gli intervistati hanno ammesso di aver pagato delle grosse cifre per la traversata.
Mi chiedo, ma se questi fossero veramente i profughi che ci raccontano … dove trovano tutti i soldi per pagarsi il viaggio? Come può essere che uno si sveglia la mattina e decide di attraversare il deserto e poi il mare se non c’è qualcuno che lo convince e che gli organizza il viaggio? Ho l’impressione che i profughi, quelli veri, rimangano accampati nelle vicinanze dei loro luoghi e solo quelli che hanno disponibilità economiche si avventurano alla ricerca dell’Eldorado europeo.
Sono convinto che la maggior parte sia mossa dal desiderio di trovare benessere e di migliorare le proprie condizioni di vita e, per questo, siano disposti a mettere a repentaglio le proprie sostanze, la propria vita e quella dei propri familiari. Pensate a quale delusione e frustrazione quando scopriranno la realtà della nostra economia dove fanno fatica a trovare lavoro anche i giovani e i residenti.
Dai fatti abbiamo dedotto che questi, per la maggior parte, sono migranti in cerca di fortuna, abbiamo visto che ci sono organizzazioni criminali che ce li portano qua, ma la domanda che ci poniamo è come mai lo stato italiano promuove ed è complice di questa tratta?
Diciamo promuove, perché il fatto di andare a prenderli in mezzo al mare e portarli a destinazione ha fatto sì che molti si siano messi in viaggio contando proprio su questo tipo di “salvataggio”,che si è rivelato un vero e proprio incentivo, per non dire istigazione, a mettersi in mare per poi chiedere aiuto. Purtroppo però, non sempre i soccorsi sono arrivati in tempo così le vittime sono aumentate a dismisura, ma noi adesso sappiamo anche il nome e cognome del colpevole di tutte queste stragi che si chiama Stato Italiano!
Sappiamo che per debellare la piaga dei sequestri di persona si è provveduto a impedire il pagamento dei riscatti bloccando i beni della famiglia del rapito, la cosa all’inizio è stata molto dura e crudele, ma alla fine i rapimenti sono cessati. Allo stesso modo per fermare queste disgrazie del mare è sufficiente, dopo aver provveduto al salvataggio, riportare questi migranti nel porto da dove sono partiti. Così non ci sarà più nessuno che si metterà in mare sapendo che poi sarà riportato subito indietro, con la conseguenza che nessuno pagherà più quelle organizzazioni criminali e così nessuno morirà in mare… a questo punto ci si può chiedere come si fa a distinguere i clandestini dai rifugiati politici? Semplice! Basta aprire i centri di identificazione in territorio africano accordandosi coi governanti di quei paesi, ove possibile, e il gioco è fatto! Facendo le identificazioni in Africa nessuno dovrebbe rischiare la vita in mare e il trucco, molto usato, di nascondere la propria identità non funzionerebbe più.
Ma questo, mi pare, non abbiano minimamente intenzione di farlo, anzi la propaganda di regime ha smesso di chiamare “clandestini” i migranti che arrivavano illegalmente sulle coste italiane, ma ha iniziato a chiamarli “profughi”, questo serve per giustificare tutta questa massa di persone in arrivo. Noi, però, ci siamo resi conto visto che in massima parte non è così, i veri profughi non hanno tutti quei soldi per il viaggio e non sono nemmeno nelle condizioni d intraprenderlo. Ma allora perché ci vogliono far credere questo? Perché incentivano tutta questa tratta di persone che ci fa ricordare i tempi dello schiavismo?
Parlo di schiavitù perché una delle cause principali di questa vera e propria “deportazione” potrebbe essere quella di voler creare una massa di lavoratori disposti a tutto… così da poter avere una gran quantità di manodopera a disposizione dei datori di lavoro senza scrupoli per poterla pagare pochissimo… anche la criminalità organizzata ha bisogno di manodopera disposta a tutto per spacciare droga e da avviare alla prostituzione e le persone disperate e senza via d’uscita sono ideali per questo.
Altra motivazione potrebbe essere quella di voler disgregare il tessuto popolare per creare tensioni sociali che aiutano a governare e a dominare sui popoli, si vuole indurre la gente a chiedere più autoritarismo ed a rinunciare a quote di democrazia.
In queste occasioni inoltre, adottando “procedure d’emergenza” si possono saltare tutte le normali procedure d’appalto e così il “magna magna” si scatena, sempre sulla pelle di queste povere persone. Fateci caso, gli sbarchi avvengono per la maggior parte verso le coste italiane e non verso quelle spagnole o greche che sarebbero più facili da raggiungere…. Vi siete mai chiesti perché?
C’è anche un’altra cosa da tener conto, ha senso migrare da un paese pieno di risorse naturali e vastissimi territori a disposizione come l’Africa, per andare in un continente saturo e inquinato come l’Europa? Certo, in Africa ci sono guerre e tensioni, ma chi le ha create? L’occidente (chiamiamolo così) non è forse responsabile di questo? Non sarebbe meglio aiutare queste popolazioni creando le condizioni perché possano vivere in pace e così prosperare? Purtroppo no… l’avidità e le volontà di depredare il più possibile quei territori ha portato alla situazione attuale… e non vedo nessuno che si impegna a risolvere questa situazione veramente…
Non solo, ma questi migranti, che hanno una cultura molto diversa dalla nostra, una concezione della donna e della religione paragonabile a quella nostra medioevale… Come faranno a integrarsi? Stiamo creando un mondo di infelicità e di problemi a noi e a loro… ( vedi Società mono o multiculturale )
Tutto questo serve a capire cosa c’è dietro quando i governanti italiani si vantano e si lodano facendosi passare per umanitari e altruisti.
Giu 21

 Dopo aver scritto dell’assoluta necessità di dotarsi di un efficace progetto politico e aver capito che l’unica via per concretizzare il nostro grande ideale di salvezza e libertà del popolo veneto è raggiungere l’obiettivo della piena indipendenza e sovranità del nostro popolo. Dopo aver scelto il metodo democratico per realizzarlo, finalmente è arrivato il momento di parlare del progetto vero e proprio. Questo è il piano d’azioni pensato dal “Forum dei Veneti” ancora nel 2007, ma ancora estremamente attuale e purtroppo mai realizzato in maniera coordinata ed efficace. Ecco lo schema:

 

·         Azione politica – Serve per arrivare alla maggioranza in consiglio e giunta regionale, non solo, serve anche ad acquisire più punti di potere che consentano di attuare con efficacia tutte le altre azioni del progetto. Serve per aver tutele, visibilità e considerazione, per aver accesso a contributi e finanziamenti. È utile per realizzare norme e leggi che facilitino il percorso. Per avviare trattative a tutti i livelli al fine di raggiungere i nostri obiettivi. Per concretizzare questo punto serve un partito unitario e il consenso popolare.

 ·         Azione giuridica – Volta ad attuare e far attuare tutte quelle norme e leggi di tutela della identità e cultura del popolo veneto, ma anche dei diritti umani. Serve per dimostrare anche l’illegalità della dominazione italiana. Comprende azioni legali di tutela diritti culturali ed economici, class-action, ma anche il riconoscimento della lingua veneta e della nazionalità veneta. Può servire per arrivare ad avere un’anagrafe che ci registri come veneti.

 ·         Azione diplomatica – Avviare contatti e accordi internazionali. Significa essere continuamente in contatto con partiti e associazioni indipendentiste d’Europa e del mondo, ma non solo, avere contatti anche con capi di stato e governi che possono appoggiarci e aiutarci nel raggiungimento del nostro obiettivo. Promuovere e diffondere a livello internazionale le nostre istanze in modo che il “mondo sappia”.

 ·         Azione identitaria e culturale – Consiste nel risvegliare la coscienza veneta, ravvivare l’appartenenza al Popolo Veneto e alla Nazione Veneta. Far conoscere la nostra vera storia, diffondere usi costumi e tradizioni del nostro popolo. Far conoscere, usare e far usare la lingua veneta, ottenerne l’insegnamento scolastico. Diffondere e far conoscere la nostra cultura. Capire e far capire che i veneti non sono italiani, non lo sono mai stati, anche se ci hanno sempre inculcato il contrario.

 ·         Azione motivazionale – Significa aumentare la volontà indipendentista, anche se lo stato italiano ci sta aiutando in modo eccellente con le sue controriforme, con la sua politica migratoria, con le sue ruberie ed inefficienze ad aumentare la volontà indipendentista, noi dobbiamo informare correttamente i veneti delle grandi opportunità culturali ed economiche che avrebbe il Veneto indipendente. Non solo, ma anche far conoscere le ingiustizie, l’oppressione, la persecuzione e la violenza culturale e fisica a cui è stato ed è sottoposto il nostro popolo. Informare sulla situazione economica reale dello stato italiano.

  Questo è il progetto politico, ovviamente essendo stato redatto quasi dieci anni fa, ha bisogno di essere rinfrescato e adattato, ma, a mio parere, è ancora estremamente attuale e aspetta solo di essere realizzato. Ovviamente un progetto del genere deve avere sempre quella elasticità e fluidità necessarie per adattarsi ad ogni situazione possibile.

 Adesso bisogna tradurre tutte queste azioni teoriche in azioni concrete e coordinate attraverso un programmazione puntuale e precisa, ognuno di noi si deve scegliere uno o più settori nei quali operare e i mezzi per realizzarli. I mezzi possono essere strumenti come giornali, TV e siti internet così come associazioni e movimenti.

 L’unico pericolo di questo progetto è che rimanga ancora nel cassetto e che non si traduca in azioni concrete, altra cosa da prestare attenzione è quella di non farsi deviare verso azioni inconcludenti, dannose o contrarie al raggiungimento dei nostri obiettivi, detto questo, non ci rimane altro che cominciare a lavorare.

 Francesco Falezza